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La festa

Nel primo pomeriggio del 16 gennaio, i faresi ripetono il centenario rito del trasporto delle farchie: accompagnarle dalla propria contrada al piazzale antistante la chiesetta di S. Antonio Abate (dinanzi il cimitero), innalzarle ed incendiarle.
Il trasporto avviene per mezzo di trattori meticolosamente adornati per l’occasione con stendardi colorati e l’immancabile quadretto raffigurante il Santo Patrono, oppure, nelle contrade più numerose, la farchia è trasportata “a spalla” dagli stessi contradaioli.

Come venivano trasportate le farchie nel 1956
Come venivano trasportate le farchie nel 1956

Quando la farchia è trasportata con un trattore, sul carro salgono sempre almeno un suonatore ed una pluralità di cantatori, mentre quando il trasporto avviene “a spalla”, sulla farchia salgono un solo suonatore ed un cantatore.
I suoni, i canti e le voci affaticate dei farchiaioli che cercano il cambio nel trasporto della farchia o gridano agli spettatori di fare attenzione e di lasciarli passare, fanno di questa processione uno spettacolo di rara suggestione e bellezza.

Il suggestivo spettacolo di una farchia che
viene sollevata.

Una volta giunti a destinazione le farchie verranno erette, dapprima a forza di braccia e successivamente con l’ausilio di scale, sartie e filagne. Quando le farchie saranno definitivamente poste in verticale, l’entusiasmo dei lavoratori esplode al grido propiziatorio di “Eh Sand’Antoneee!!”.
L’accensione dei giganteschi fasci è il momento culminante della cerimonia. Essa avviene con i fuochi d’artificio in un’assordante cornice di botti e colori, e soprattutto sotto lo sguardo inquisitore delle contrade nemiche, pronte a criticare la minima imperfezione della farchia appena eretta e ancor di più, pronte a fischiare, in segno sberleffo e di sfottò, la temutissima interruzione della raffica di spari che funge da miccia all’accensione del gigante di canne.
Dopo che tutte le farchie sono accese, la competizione tra le contrade è ormai finita e lascia spazio ai canti, ai dolci e soprattutto al vino, fino a quando non si tornerà nelle proprie contrade a veder ardere e consumarsi la farchia che con il suo inesorabile bruciare esaurisce con sé la festa di S. Antonio.

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